Covid, crack da 15,2 miliardi per le cooperative italiane

Un buco da 15,2 miliardi nei conti delle cooperative italiane a causa dell’emergenza Covid con le necessarie misure anti contagio, la frenata dell’economia e l’incertezza crescente sul futuro. E’ quanto emerge da una proiezione dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop) in riferimento al progressivo allargamento delle zone rosse e arancioni in Italia dopo il lockdown di primavera e la difficile ripartenza delle attività nel corso dell'anno. I limiti agli spostamenti, alle attività commerciali e ai servizi hanno pesanti ripercussioni sul mondo cooperativo dove, a seconda dei settori considerati, si registrano cali di fatturato che possono oscillare fra il 20 e il 30% ma con picchi anche del 50%.

Nonostante alcuni comparti come agroalimentare e costruzioni stiano dimostrando più vitalità di altri, più di 6 imprese su 10 (61%) registrano però una riduzione importante dell’attività e della clientela e nel 64% dei casi il taglio delle commesse ha riguardato addirittura clienti storici e consolidati, secondo l’indagine di Uecoop su un campione nazionale di imprese cooperative. Più del 12% delle aziende potrebbe chiudere il 2020 con una situazione di "insufficienza patrimoniale" spiega Uecoop sulla base del rapporto "L'economia delle regioni italiane" della Banca d'Italia con un balzo del clima di incertezza per il futuro legata all’espandersi della pandemia.

L’evolversi della situazione sta mettendo a dura prova la resilienza delle cooperative con la necessità di garantire il posto a oltre 1 milione di persone dall’agroalimentare alla scuola, dalle costruzioni alla logistica, dal commercio all’informatica, dall’assistenza sociale ai servizi di sicurezza e vigilanza. Più di 4 imprese su 10 (44%) pensano che ci vorrà almeno un anno per rivedere una crescita reale dell’economia e dei posti di lavoro persi nel 2020 a cui si aggiungono quelli a rischio nel 2021 quando finirà la cassa integrazione con il blocco dei licenziamenti spiega l’indagine di Uecoop. Siamo di fronte a uno scenario totalmente nuovo che costringe a pianificare l’attività di settimana in settimana mentre prima si ragionava almeno in termini di trimestri e semestri con situazioni molto diversificate a seconda dei settori produttivi ma con alcune priorità comuni come le misure anti contagio, la tutela del lavoro e la difesa dell'attività.

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